Action 30

Siamo subacquei dell’attualità che s’inabissano e riportano in superficie le tragiche perle degli anni 30. Cerchiamo di dare un po’ di profondità, un po’ di spessore storico a quello che potrebbe essere un “antifascismo” nel XXI secolo.

ACTION 30 nasce nel corso di una ricerca intorno al pittore Francis Bacon, cominciata qualche anno fa, cresciuta, escresciuta, proliferata, mai abbandonata e che ha dato luogo – unico segno per il momento tangibile – a un quadernetto autoprodotto dal titolo The strange case of Francis Bacon.

La traccia da cui eravamo partiti era lo strano rapporto di Bacon con la fotografia. Probabilmente sapete che Bacon non amava dipingere i suoi modelli dal vivo, ma usava un vasto repertorio di immagini fotografiche – ritratti di amici, riproduzioni di quadri, foto giornalistiche ecc. – sparpagliate nel suo atelier come un tappeto di cliché sul quale camminava.

Al tempo stesso, però, Bacon rifiutava qualsiasi valore pittorico alla fotografia, che rigettava con violenza dopo essersi completamente abbandonato ad essa. Bacon combatteva, infatti, sia l’astrattismo, sia il realismo e la narrazione propri del cinema e della fotografia. Il suo tentativo, l’azzardo di ogni sua singola operazione pittorica era di riuscire a “figurare senza illustrare e senza narrare”.

Tuttavia, questo atteggiamento di Bacon rispetto alla fotografia, doppio come la coppia Jeckyll-Hyde nel romanzo di Stevenson, è problematico e l’abbiamo considerato come una sorta di “esorcismo” sintomatico delle laceranti ambivalenze che travagliano l’età moderna.

Questo il punto di partenza. Poi, attraverso le peregrinazioni e i casi della lettura, ci siamo imbattuti nell’operazione cui aveva dato vita lo scrittore e intellettuale francese Georges Bataille nella rivista “Documents” (1929-1930). Straordinaria macchina da guerra contro il surrealismo, “Documents” fu il tentativo di radicalizzarne le premesse, denunciando l’idealizzazione poetica che il surrealismo operava nei confronti dell’inconscio, dell’erotismo e dell’opera del marchese de Sade.

Attraverso una serie di gesti, ossia di testi e di immagini usati in modo performativo, Bataille cercava di far cadere tutti i prefissi “sur” – a partire da quello di sur-realismo – opponendo alle forme di sublimazione religiosa, filosofica e artistica una politica radicale del basso materialismo e dell’informe (cfr. Y.-A. Bois, R. Krauss, L’informe, Bruno Mondadori, Milano 2003). Giungiamo così all’idea di bassa politica, che getta una luce nuova sulla nostra ricerca precedente. Segnalando l’esorcismo di Bacon nei confronti della fotografia, non eravamo già timidamente complici di una strategia di abbassamento, di desublimazione radicale dell’opera d’arte?

Non presentivamo già il duello tra l’alto e il basso?

Action 30 è fondamentalmente un’operazione di bassa politica (di politicizzazione radicale), che nasce dalla sensazione di vivere una strana riedizione degli anni 30: la guerra, la crisi, la decomposizione sociale, la ricomposizione carismatica, il conformismo, il diventare soldatini di massa e il fare fascio intorno al capo. Gli anni 30, anni di lacerazioni, ombre che generano altre ombre, presenza di doppi inquietanti. Pensiamo, per esempio, alle vite parallele di due personaggi, per altri versi simili, come Georges Bataille e Martin Heidegger. Mentre il primo combatteva il fascismo alleandosi con le forze del basso materialismo, il secondo, dall’altra parte del Reno, faceva l’Icaro universitario e accettava la carica di Rettore sognando d’imporre al movimento nazionalsocialista la sublime guida della filosofia. Il sole e le radici sales et pourries, l’alto e il basso, il sublime e l’infame, Dr. Jeckyll e Mr. Hyde.

Ma chi è l’uno e chi è l’altro?

ACTION 30 cerca di ripescare dall’oblio l’operazione di Bataille per provare a percepire il fascismo e il razzismo di oggi. In tal senso, bisogna riconoscere che l’operazione di ACTION 30 nasce prima di ACTION 30: alla metà degli anni settanta, prima dell’avvento del reaganismo, Pier Paolo Pasolini aveva, infatti, provato a gettarsi alle spalle il vecchio fascismo – il fascismo “archeologico” – per cominciare a percepire il nuovo fascismo. Il film Salò o le 120 giornate di Sodoma è il documento indigeribile di questo tentativo.

Salò è il “momento” in cui, in Italia, si è cominciato a fare una storia del fascismo presente. Ma mentre l’esperimento di Pasolini è consistito nel trasportare il suo punto di vista sul nuovo fascismo nel paesaggio del fascismo di una volta, ACTION 30 adotterà un procedimento inverso:
partendo dai paesaggi di oggi, farà venire a galla come relitti liberati alcuni elementi degli anni 30 – in particolare i testi di Bataille che, almeno in questa fase, costituiranno il leit motiv di ACTION 30 – per vedere se ci aiutano a percepire, ed eventualmente a contrastare, gli attuali processi di “fascistizzazione” degli individui e della società.

Lo sport, il culto della performance, la figura del supereroe come modello di super-normalità, l’opposizione manicheistica tra bene e male e tra pace e guerra, i nuovi valori supremi della vita, della salute e della sicurezza, la cultura del management, la guida degli uomini “per il loro bene” ecc.: seguendo le direttrici che rendono la nostra quotidianità omogenea e conforme, tenteremo di far emergere gli elementi di radicalità in grado di “dividere il fascio” e di aprire spazi di possibilità politica.

Tutto si divide, tutto è politicizzabile, si può discutere di tutto.