Aperitivo con libro a fumetti

Mecnavi di Leonardo Guardigli con Rudi Ghedini , Michele Ginevra  ed Elettra Stamboulis curatrice del festival.

Barnum Via Magazzini Posteriori, Ravenna.

Trascrizione a cura di Samantha Luciani e Claudio Nader, Associazione La piccola industria dei contenuti.

Elettra Stamboulis: Presentiamo questa sera due libri. Il primo è di Leonardo Guardigli, che ha vinto insieme a Marino Neri il premio Komikazen dell’anno scorso. Si tratta di un premio legato al festival, sostanziato in un libro annuale che il festival promuove e produce in collaborazione con gli editori disponibili. L’anno scorso ci siamo trovati di fronte a due progetti che convincevano entrambi la giuria e quindi abbiamo deciso di andare contro ogni razionalità e premiarli tutti e due. Dico contro ogni razionalità perché è evidente che non disponiamo di molte risorse ed è stato un impegno molto grosso, però abbiamo pensato che entrambi in modo differente fossero due progetti molto interessanti.
Quando c’è stato l’episodio della Mecnavi io ero al liceo, mi ricordo benissimo quella mattina, eravamo proprio a pochi metri da là e per noi fu qualcosa di incredibile, abbiamo pensato di vivere in un altro paese, di non essere in quel posto in cui ciò potesse accadere. Io e altri ragazzi passammo tutta la notte a fare quello striscione con scritto “mai più” e il giorno dopo ci trovammo in piazza. Questo è un ricordo molto presente per chi ha fatto le scuole a Ravenna in quegli anni. Per cui, quando Leonardo - che è di un’altra generazione - ha proposto questo tema sono rimasta molto colpita perché ho pensato che è una storia ancora molto attuale, le morti sul lavoro continuano ad accadere a Ravenna. Io penso che non esista la fatalità, può esistere per altre cose, come l’innamoramento, ma non quando si muore sul lavoro. Il fatto che si muoia sempre il primo giorno di lavoro non è un caso. Come mi ha detto il capo di un cantiere edile, appena uno muore viene iscritto nel registro dei lavoratori perchè prima non lo era, prima lavorava in nero... Quindi questo tipo d’informazione e percezione che ci viene data è del tutto falsata, come il fatto che in Italia ci sia un problema di sicurezza individuale, per le strade o nelle case, mentre invece noi siamo uno dei paesi da quel punto di vista più sicuri, e uno dei più insicuri dal punto di vista della sicurezza sul lavoro. E pubblicare questo libro significa anche dare questo segnale…

Rudi Ghedini: Leonardo non appartiene alla generazione dei coetanei e delle persone che sono morte il 13 marzo del 1987, e nemmeno alla successiva. Mi sono chiesto spesso come la memoria di questi fatti venga trasmessa. In occasione del decennale dell’episodio - quindi 11 anni fa - assieme a degli amici di Ravenna stavo realizzando un documentario fatto in gran parte con le interviste ai parenti delle vittime e per un’altra parte con le interviste ai coetanei, parte che però a un certo punto abbiamo abbandonato perché i coetanei di allora non sapevano cos’era successo nella loro città 10 anni prima. La cosa era enorme, lo stupore era tanto e rabbioso perché questo rimane il più grave incidente sul lavoro avvenuto nell’Italia del dopoguerra e il fatto che nella città in cui si è verificato la maggior parte dei coetanei non sappia nemmeno cosa sia successo, il livello di sconfitta non è così superficiale. Quel documentario aveva dei limiti legati anche alla congiuntura processuale, non erano ancora conclusi i processi penali nei confronti dei responsabili dell’incidente della Mecnavi. Si sono conclusi dopo 12 anni e dopo sono partiti i processi civili. Dopo 14 anni e 7 mesi si è concluso questo iter processuale interminabile che ha visti coinvolti, mi pare di ricordare, 44 avvocati… solo per dare l’ordine di grandezza di quante persone ci hanno lavorato, di quanti costi e di quante attese ci sono state prima che si concludessero queste vicende. Poi, per il ventesimo anniversario, la Cgil di Ravenna si ricorda del nostro film di alcuni anni prima e ci chiede se vogliamo farne una aggiornamento, anche perchè le vicende processuali hanno scavato un solco incolmabile fra i parenti delle vittime. Morirono anche ragazzi di 17-18-20 anni, e i genitori di questi ragazzi hanno degli approcci nei confronti della giustizia molto diversi, da “io voglio vederli in galera e non mi interessano i soldi” a chi per motivi fin troppo comprensibili arriva a un punto in cui non ne può più e ha bisogno di un risarcimento. In questo scarto tra le vite concrete delle persone si maturano delle lacerazioni drammatiche, anche tra i parenti. Quindi, scartata l’ipotesi di fare un aggiornamento del documentario, mi sono posto l’obiettivo di rileggermi le carte processuali per vedere com’è andata a finire e ne ho ricavato un libro che nel ventesimo anniversario, quindi l’anno scorso, mi è capitato molte volte di presentare, e in una di queste occasioni ho incontrato Leonardo. Sono convinto del fatto che certe storie raccontate con un certo linguaggio arrivano solo fino a un certo punto e oltre non vanno, anche nella capacità di emozionare. Io sono appassionato di fumetti, fino a pochi anni fa ero compratore onnivoro. Poi a un certo punto ho avvertito una sorta di tradimento, il fumetto non riusciva a raccontare più niente che avesse a che fare con la vita delle persone e questo libro - come tanti altri usciti negli ultimi anni - rappresenta la capacità del fumetto di parlare dell’attualità, delle cose che possono arrivare emotivamente e in modo intenso alle persone. Mi è capitato la settimana scorsa di vedere il documentario di Calopresti sulla ThyssenKrupp, documentario che colpisce allo stomaco. Uscendo dal cinema ho pensato che i motivi di queste morti sono sempre gli stessi. Nella ThyssenKrupp c’è l’ennesimo caso di strage per un estintore che non funziona… Oggi non so quanto costi un estintore, posso dire che 21 anni fa costava 1500 lire. Un imprenditore che organizza il lavoro di altri senza nemmeno curarsi che le più elementari norme di sicurezza vengano curate è qualcuno che secondo me ha una responsabilità gravissima rispetto a come questo paese va avanti.

Elettra: Volevo adesso passare la parola a Michele Ginevra del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, editore del libro e sostenitore del progetto stampato…

MECNAVI

Ravenna, 13 marzo 1987

Autore: Leonardo Guardigli Collana: Schizzo Presenta n. 11
Caratteristiche: brossurato, 64 pag. b/n Formato: 17X24

scheda del libro

Michele Ginevra: Il Centro Fumetto “Andrea Pazienza” risulta l’editore di questo progetto, anche se dire editore non è un’espressione esaustiva perché la nostra attività editoriale non è un fine ma uno strumento per fare un discorso di valorizzazione del fumetto, dei suoi autori e delle loro opere, che portiamo avanti da 20 anni. Per chi non lo sapesse, a Cremona abbiamo una biblioteca con 45.000 fumetti e facciamo un po’ di tutto, corsi, inconti, collaborazioni, attività di promozione della fruizione e della produzione dei fumetti. Naturalmente tra le prima cose che abbiamo fatto c’è stata la classica fanzine, siamo partiti con gli autori cremonesi e da lì l’evoluzione è stata continua finchè dal 2002 è nata la collana “Schizzo Presenta” - tra l’altro qua in sala c’è anche Davide Reviati che è stato il primo ad esservi pubblicato. Possiamo dire che forse siamo arrivati al momento giusto per partecipare al progetto Komikazen perché, non essendo editori professionisti, abbiamo imparato col tempo - con la complicità o qualche volta sulle spalle degli autori - come si fa un libro e come si segue la sua produzione. Dopo avere partecipato alla valutazione di tutti i progetti in concorso e avere creduto nella possibilità che il progetto di Leonardo - come quello di Marino - potesse diventare un libro, abbiamo cercato di fornire all’autore i tempi e gli stimoli giusti perché questo libro potesse uscire sul serio. In Italia capita che ci siano tantissimi giovani autori potenzialmente bravissimi, con alte qualità artistiche e grafiche, che però proprio perché sono bravi e sanno fare tante cose si dedicano alla grafica e l’illustrazione e capita che le aspettative che un certo tipo di talento sembrano esprimere poi non vengano soddisfatte. Leonardo l’avevamo già pubblicato su “Schizzo” diversi anni fa, era una storia con cui aveva partecipato a un concorso - I love Bulogna, satirica, grottesca, ci aveva subito colpito. Da quando è partito il lavoro sul libro sono trascorsi diversi mesi di attesa, Leonardo diceva che ci stava lavorando… e poi ci ha anche depistati perchè le tavole con cui ha partecipato al concorso non sono state più utilizzate quindi ci ha fregato! In realtà l’autore matura e in questo libro ha rappresentato l’evoluzione delle sue capacità e possibilità. Ci ha messo a disposizione gli originali - che in questo momento sono in una mostra collettiva dedicata ai 20 anni del Centro Fumetto “Andrea Pazienza” e tra un po’ in una sua personale – e si vede che lui ha lavorato per fasi successive, non abbiamo le tavole originali che corrispondono alla versione stampata. Quando finalmente abbiamo potuto leggere il libro completo è stata la conferma di quello che ci aspettavamo. Questo è un racconto di realtà che però rivela l’impronta e l’interpretazione dell’artista, è innanzitutto una testimonianza civile fatta da un autore che ha deciso di spendersi per una battaglia che va assolutamente sostenuta e appoggiata ma appunto è un artista, un narratore, e ci sono delle cose che secondo me andrebbero valorizzate. Quando abbiamo cominciato a parlare della copertina, la sua prima proposta è stata la rielaborazione di una vignetta in cui gli operai trasportano una nave come se fosse una bara, un’immagine dura che a me piaceva molto perché mi sembrava sintetizzasse molto bene il contenuto di questo lavoro che parlava di una tragedia in cui ci sono stati 13 morti, e io infatti l’avevo approvata, andava benissimo. Poi lui ha cambiato idea, e ha fatto bene perché ha scelto un’immagine ancora più significativa che per me rappresenta la dignità del lavoratore, la persona che lavora duramente e alla fine della sua giornata si toglie il casco, dopo aver fatto il suo dovere fino in fondo, mettendoci corpo e anima. Secondo me questa copertina è un manifesto del discorso civile che Leonardo ha fatto e per noi è una soddisfazione e un piacere aver sostenuto questo libro, ci ricorda che questa tragedia è ancora più grave perchè queste persone sono state abbandonate al loro destino, non era possibile in quelle condizioni fare nulla per salvarle. Questa immagine è una delle più rappresentative e una delle migliori ma il libro è pieno di queste immagini. Il racconto parte con una situazione quotidiana contemporanea in cui un operaio rischia di farsi male e un altro interviene, quindi salta fuori il discorso della Mecnavi. All’inizio è racconto ma poi si trasforma in documentario e tutto viene ricordato, recuperato, riproposto e riorganizzato però - e qui sta la bellezza della possibilità di utilizzare il fumetto - non sono immagini didascaliche o veristiche, ognuna ha un valore simbolico fortissimo. Lo stile che Leonardo ha scelto per fare questo libro è diverso da tutte le cose che ha fatto in precedenza, ha lavorato sui contorni, che sono molto spessi. Io vedo queste figure come impronte che rimangono timbrate nella memoria per cui trovo che questo libro - pur nella sua relativa brevità - abbia una grande forza perché oltre alla forza dei fatti e delle parole c’è la forza delle immagini. A questo punto però devi parlare tu…

Leonardo Guardigli: Innanzitutto grazie a Elettra, Rudi e Michele. Io ho deciso di raccontare questa storia perché mi ha colpito profondamente il fatto che sia successa a Ravenna, città dove ho studiato e sono cresciuto. E poi mi ha colpito che fossero coinvolti ragazzi che non avevano neanche 20 anni e questa cosa qui mi ha indignato particolarmente. Ho scoperto poi che di questo incidente oggi non si ha quasi traccia e il materiale è poco. Quando ho letto sul giornale - in quel periodo si celebrava il ventesimo anniversario della tragedia - un’intervista al principale accusato Enzo Arienti, ho cominciato a interessarmi alla vicenda e ho scoperto che a parte qualche articolo sul giornale il materiale era scarso. Finchè non ho trovato il libro di Rudi, che è stato fondamentale, e ho deciso di mettermi in contatto con lui. Nel mio libro ci sono anche parti del suo documentario con le interviste ai familiari delle vittime, ho preso i dialoghi e li ho riproposti a fumetti. La cosa più difficile - da qui anche il motivo per cui ho dilungato i tempi di uscita del libro – è stata gestire la documentazione, come riuscire a raccontare una storia del genere senza, da un lato, cadere nella fiction, in un racconto troppo costruito e pieno di retorica, una cosa che non avrei mai voluto fare, e dall’altro invece non essere troppo nozionistico, non propinare al lettore solo una serie di dati. Il fumetto ti permette di essere molto libero e giocare su diversi registri. Allora ho configurato come protagonista un lavoratore anziano, un operaio che la mattina del 13 marzo ‘87 era a bordo della nave. Non si sapeva allora quanti operai fossero presenti al momento, per cui ho inventato un ipotetico sopravvissuto alla tragedia che racconta la vicenda a un ragazzo che soccorre. Il flashback viene intervallato da salti al presente inframmezzati da spezzoni del documentario di Rudi in cui sia i familiari che i tecnici danno una versione più diretta del fatto rendendo il racconto molto più veloce e immediato. Non mi interessava assolutamente raccontare una bella storia, che rispettasse certi schemi narrativi, ma mi interessava saltare da un registro all’altro per raccontare una tesi, cioè che oggi non è cambiato nulla. Sicuramente i sistemi di sicurezza oggi sono migliori e potenziati però gli incidenti sul lavoro continuano ad accadere e in realtà non si è risolto nulla. La vicenda Mecnavi è stata dimenticata e non ne è stato tratto nessun insegnamento, ogni giorno sentiamo sia nel settore edile che navale che cosa succede. Senza l’aiuto di Rudi questo libro sarebbe stato incompleto e non avrebbe avuto la spinta, che ho avuto soprattutto grazie al documentario…

Elettra: Michele prima diceva che ha visto quello che ho visto anch’io in questo libro. Quasi ogni pagina, al di là della narratività, è quasi un manifesto. Per esempio questa pagina in cui Arienti parla rappresentato da una camicia che si sta allacciando da sola la cravatta è un’immagine efficace che racconta la voce del padrone ovunque, a prescindere da questa storia della Menavi, perché la cravatta dice “nei miei cantieri il sindacato non è entrato. Ho sempre fatto trattative personali. La tutela? Sono convinto che chi vale, chi sa lavorare, sa tutelarsi da solo”. Quest’immagine con queste parole è un manifesto, potrebbe essere preso per farne un volantino da essere distribuito. E ce ne sono tante di pagine che hanno questa sintesi e questa analisi senza essere troppo didascaliche, che esprimono appieno le potenzialità dell’immagine disegnata. Diceva Rudi che ogni strumento ha un suo pubblico e raggiunge un certo tipo di risultati. Questo libro credo che possa diventare, al di là del mondo del fumetto, uno strumento di comunicazione e apertura per parlare e condividere emotivamente questo episodio, per riflettere sull’oggi in un senso molto alto. Purtroppo - e lo dico pubblicamente perché è un dato interessante - questo libro, che io ero convinta avrebbe goduto del sostegno non solo del comune di Ravenna e della regione ma anche delle forze produttive, dei sindacati delle attività portuali, di chi questa città la vive, ha avuto il diniego da parte di queste ultime categorie. A volte bisogna parlare anche dei no e non solo dei sì perché sono molto più significativi. Questo vuol dire che toccare questi temi non è cosa da poco, va a disturbare una disattenzione e un silenzio anche connivente, nessuno di questi enti ha voluto partecipare alla produzione del libro per come il libro è stato scritto e non perché parlasse in sé della Mecnavi. L’ultima cosa che volevo dire è che subito dopo che Leonardo ha passato la selezione del concorso lavorava da noi come stagista una ragazza. Una mattina lei non si presenta a lavoro dicendoci di non poter venire perché era morto il padre del suo fidanzato. Per una oscura casualità il padre del fidanzato di quella ragazza era morto per un incidente sul lavoro, a pochi giorni dalla pensione, un incidente successo a Forlì. Abbiamo pensato che non potevamo non fare Mecnavi e mi piacerebbe che questo libro fosse dedicato alla memoria di questo signore che non abbiamo mai conosciuto ma che in qualche modo ci è stato vicino.