Aperitivo con libro a fumetti


Il Re dei Fiumi di Marino Neri con Massimiliano De Giovanni ed Elettra Stamboulis curatrice del festival.

Barnum Via Magazzini Posteriori, Ravenna.

Trascrizione a cura di Samantha Luciani e Claudio Nader, Associazione La piccola industria dei contenuti.

 

Elettra Stamboulis: Parliamo ora dell’altro autore che ha vinto ex-aequo con Leonardo Guardagli il premio Komikazen dello scorso anno, Marino Neri. Se lo sguardo dell’infanzia e dell’adolescenza è molto presente nel fumetto giapponese devo dire che nel nostro fumetto non è qualcosa di così tradizionale perciò ci è sembrato interessante valorizzare il suo lavoro. Marino Neri, un altro perfezionista che ha fatto molto sudare gli editori, ha anche lui un’attenzione molto forte per l’immagine e il disegno. All’inizio sono rimasta un po’ stupita da Kappa Edizioni che si è innamorata di questo libro, stupita positivamente  perché Kappa fa cose molto belle ma anche molto diverse da questa, quindi mi piacerebbe che Massimiliano de Giovanni ci spiegasse perché Kappa Edizioni ha deciso di sposare questo progetto…

Massimiliano de Giovanni: Noi siamo entrati con curiosità e in punta di piedi. Poi, come spesso succede, ci sono alchimie che uniscono progetti diversi: da una parte il Komikazen, da una parte Marino e da un’altra Kappa, tutti apparentemente molto distanti, e invece ci siamo trovati in maniera molto forte. Io credo che ci si innamora di un progetto come ci si innamora di una persona, uno può avere un ideale in testa ma quando ti innamori non guardi al colore dei capelli e infatti Kappa è una casa editrice molto eclettica, non c’è una linea di demarcazione molto precisa. È vero che pubblichiamo autori dal segno assolutamente grafico - penso per esempio ad Andrea Accardi - però è anche vero che abbiamo pubblicato Stefano Ricci o Chaboutè. E del progetto di Marino ce ne siamo innamorati per una ragione molto precisa. Il lavoro, che all’epoca era molto embrionale, credo sia esattamente la prova di quello che dovrebbe essere il fumetto come linguaggio. Il fumetto per sua natura mostra subito un segno - e il segno in qualche modo anticipa il contenuto - poi il testo deve andare a completare quello che il segno mostra, e spesso troviamo fumetti in cui il segno e il testo non sempre concordano. In questo caso il legame è fortissimo. Non racconto la storia perché credo che le storie a fumetti non vadano raccontate però quello che è interessante è che il protagonista è un bambino che vivendo ha una percezione della realtà assolutamente sua, un po’ magica e un po’ di fantasia, ma coglie cose che appartengono alla realtà, elementi molto concreti. E noi lettori percepiamo nei dialoghi e nella parte scritta la storia così come il bambino la percepisce e anche il segno di Marino aiuta, un segno che non svela subito ma va capito, seguito, che non ammicca, che va interpretato così come la realtà è interpretata da un bambino. Quando, dopo aver partecipato come giurati a questo concorso, siamo poi arrivati a parlare del libro con Marino c’è stato subito un bellissimo approccio, ed è il clima giusto per la creazione di un libro, soprattutto se si lavora con un autore che per la prima volta affronta un progetto reale, un libro, con tutte le paure ma anche con tutto l’entusiasmo del caso. La cabala è stata anche che noi avevamo concluso da poco un’esperienza molto importante, la rivista “Mondo Naif”, che da oltre 10 anni ha investito molto sul fumetto italiano. E quando la rivista ha finito il suo percorso nella nostra testa c’era l’idea di proseguire il progetto in altra forma. Oggi le riviste non hanno forse la possibilità di esistere intese come contenitore di storie lunghe proposte mensilmente, però non volevamo perdere quello che ha contraddistinto Kappa Edizioni fin dalla nascita e cioè la volontà di investire su autori italiani e promuoverli. Pensiamo che se non si fa un ricambio generazionale senza dare la possibilità a nuovi autori di debuttare professionalmente si fa un cattivo servizio non solo al fumetto ma anche agli autori che oggi sono professionisti, altrimenti si rimane sempre in questa dimensione per cui esistono i grandi autori e poi tutti sono giovani a prescindere dall’età anagrafica e dal numero di pubblicazioni che vengono fatte. E questo libro è molto importante non solo perché è nato in queste condizioni ma  anche perché è la prima uscita di questa nuova collana che si chiama “Nuovi Naif” e che raccoglie l’eredità di “Mondo Naif”, che presenterà lavori di autori emergenti o quasi.
Una cosa che mi ha molto colpito del libro di Marino è simile a quanto detto prima per il libro di Leonardo. Marino racconta una storia che non mi aspettavo da un autore della sua generazione, racconta una storia piccola e intima ma di una provincia che io non credevo più esistesse - i ragazzini che giocano con le rane, questa scoperta e fascinazione per le cose, questi personaggi assolutamente border-line rispetto a quelli che possiamo immaginarci in una grande città. Mi è piaciuto vederlo come un fumetto che travalica le generazioni. Si dice spesso che i giovani autori raccontano solo alcune cose o comunque raccontano una realtà che li circonda in maniera molto stretta e invece Marino è la prova che si può raccontare quella che potrebbe essere una memoria, anche se Marino è nato nel ‘79 e non possono essere i suoi ricordi, e nemmeno dei nonni e dei genitori perché avrebbero un’altra dimensione e un altro tono. Trovo molto forte la sua capacità di raccontare, come anche l’incapacità del lettore di dare un’età all’autore…

IL RE DEI FIUMI di Marino Neri
17x24, B, 72 pp, b/n, Euro 9,90 – ISBN 978-88-7471-201-4

Kappa Edizioni

scheda del libro

Marino Neri: Quando ho iniziato a pensare al libro per il concorso e sviluppare il confronto con Kappa, l’unica cosa che potevo fare, trattandosi di un libro che doveva partire da un dato di cronaca, era parlare delle cose che conoscevo, quello che sono io, quello che avevo letto e fatto. Per cui mi sono trovato a parlare della provincia che conoscevo, la provincia di Modena, la campagna piatta e assolutamente orizzontale, i racconti che ascoltavo dai miei nonni… Alcune figure di questo libro vengono dai racconti anche un po’ storpiati dei miei nonni e da tutte le mie passioni, tutto quello che avevo letto e gli autori che preferisco. È stato necessario parlare di quello che sapevo, ogni autore deve parlare di quello che sa, per cui non ho cercato un caso di cronaca che fosse eclatante e soprattutto volevo raccontare un punto di vista e delle sensazioni che mi fossero vicine, volevo dare un’idea dell’Emilia umida. Ho fatto leggere ieri il libro a mia madre e lei mi ha detto che i disegni sono un po’ fangosi… forse l’ha detto con un po’ di sdegno però a me ha fatto piacere perché per esprimerlo ha scelto proprio quella parola… In questo caso forse ero riuscito a dare un’idea di una situazione fangosa, una cronaca fangosa ma molto intima e piccola, tutto questo mischiato a letture che avevo fatto. La storia del Re del fiume attinge un po’ ai ricordi dei miei parenti mentre la trama è una trama horror che poi non è nemmeno tanto horror, è più un gotico rurale, una trama che potrebbe essere riferita all’horror ma completamente immersa in una situazione che è quotidiana. Il ritrovamento di uno scheletro antico implica tutta una serie di procedimenti che vanno a rompere la routine, la quotidianità reale, e va a finire che il protagonista che non si rende conto della cosa rispedisce quello che aveva trovato da dov’era venuto, è la classica trama horror: il ritrovamento di qualcosa proveniente dal passato cui seguono accadimenti strani e poi la conclusione. Però tutto questo è inserito all’interno di un’atmosfera che non è assolutamente horror ma quotidiana e provinciale

Elettra: Il ritrovamento dell’oggetto che diventa elemento per far scaturire delle storie è un elemento che chiunque lavora con i bambini sa che è l’uovo di colombo, nell’infanzia la storia nasce dall’oggetto, ognuno di noi ha vissuto l’esperienza del ritrovamento e sappiamo che questo per i bambini è l’inizio della storia. Per cui ci sono molti elementi che appartengono all’essenzialità del narrare e in fondo questo è anche un libro sull’essenzialità della narrazione, sul suo grado zero… Tu hai lavorato tanto anche sulla scelta stilistica, ho visto le tavole originali che - come nella storia di Leonardo - non sono come quelle che sono state stampate…

Marino: E’ stata una questione tecnica, io ero partito lavorando con un formato molto grande e abbiamo capito che forse nella riduzione alcune cose si perdevano, per cui ho avuto paura di non avere il controllo della situazione e ho iniziato a ridurre le tavole e mentre le riducevo ho pensato a come rimettere mano alle tavole iniziali, che ho rifatto cambiando anche altre cose. Io sono una persona che quando fa una cosa la fa molte volte, e anche Giovanni Mattioli, con cui ho lavorato per questo libro, mi ha detto che avevo un modo di lavorare poco programmatico per una storia a lungo termine, un po’ perché avevo l’ansia di finire il libro un po’ perché non conosco ancora bene la resa finale del mio lavoro sulla carta stampata…

Massimiliano: Vorrei raccontare un aneddoto… Io ho fatto un incontro quest’estate, a Rimini, e avevo davanti classi di ragazzi con cui si parlava di fumetto. A un certo punto faccio passare tra le loro mani una rivista. Io spiegavo o pensavo di spiegare ogni cosa potesse essere fonte d’incomprensione e non mi è certo venuto in mente di parlare della rivista in quanto rivista. A un certo punto uno alza la mano e dice “ma scusi, che cos’e? non c’è soltanto un fumetto qui…”. E io ero assolutamente spiazzato perché per quanto potessi arrivare a un grado zero della spiegazione non mi sarei mai aspettato di dover spiegare che cos’è una rivista. E il fatto che oggi non esista più questo contenitore di storie e autori diversi genera molte paure per un debutto. Un conto è debuttare con una storia breve in un contenitore che già ospita altri temi e altri stili, vedersi affiancare da altri autori, un conto è avere la maturità per debuttare con un libro e in questo devo dare merito a Marino. Prima ha citato Giovanni Mattioli, che ha lavorato con lui. Per noi è fondamentale dare a un autore un aiuto, seguirlo, non solo perché lo pubblichiamo ma perché è importante accompagnarlo verso un debutto che sia il migliore possibile. Poi è ovvio che la crescita continua ma credo che sia necessario debuttare nel migliore dei modi perché debuttare può essere un rischio per la carriera di ogni autore…